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La sede

In oltre due secoli di attività la biblioteca è andata progressivamente estendendosi con sale e depositi ai vari piani dello stabile. Nell'ingresso da piazza Vittorio Veneto sono conservati i busti di Benedetto Cairoli, di Ercole Rosa e di Papa Gregorio XVI di Fedele Bianchini. I numerosi stemmi in pietra provengono dall'antica Fonte Maggiore. Alla raccolta archeologica dei Musei Civici appartengono il sarcofago strigilato e il grande dolio romano di età repubblicana, posti nel primo ambiente delle sale al piano terra della biblioteca.

La galleria traversa (Sala degli Specchi) al primo piano fu decorata a grottesche su progetto di Vincenzo Martini da Domenico Marzapani e Domenico Cervini. Sulle paraste lignee dipinte a mano sono da notare i sedici medaglioni opera del Martini con ritratti di filosofi e di uomini di scienza: essi sottolineano il programma illuministico del primo bibliotecario, Bartolomeo Mozzi, che aveva prevista anche la creazione di un museo universale donando una collezione di strumenti e di oggetti scientifici appartenuta al fratello Giuseppe.

Nella sequenza delle stanze il programma iconografico corrispondeva all'esigenza di indicare che lo studio delle scienze, “dissipando gradatamente le tenebre dell'ignoranza, deve tender principalmente a condur l'umano intelletto alla cognizione della vera e celeste sapienza”. Allo scopo, ci si ispirava all'Aurora di Guido Reni nelle prime due sale e si creava un'allegoria della Sapienza Divina nella terza stanza. L'entrata di quest'ultima, già Libreria del Collegio dei Gesuiti, è sovrastata da un fastigio, opera di Giuseppe Ciferri, con gli stemmi di Papa Pio VI, del cardinale Pallotta e della città. All'interno, gli arredi assai curati recano, sulla cimasa delle scansie, i busti a silhouette di sei papi e al centro delle pareti più lunghe due iscrizioni dedicate agli stessi protettori Papa Pio VI e Guglielmo Pallotta.

Al centro di questa sala fu aggiunta, alla fine dell'Ottocento la scaffalatura lignea di Romolo Cappelloni decorata ad intaglio con lo stemma di Macerata fra due cornucopie destinata all'archivio priorale oggi all'Archivio di Stato.